Recensioni

Marte Magazine

S. Mangiameli, Dietro a una piuma bianca
Un cane speciale, un rapporto con la Natura finalmente speciale, un uomo dalla sensibilità sviluppata ed aperto anche al rapporto con l’inconsueto.
Questi gli ingredienti di fondo del romanzo autobiografico di Sergio Mangiameli, Dietro a una Piuma Bianca, edito da Puntoacapo, la cui morale di fondo è non il senso di rispetto per la Natura, ma lo sviluppo del senso di appartenenza nella Natura.
141 pagine per raccontare la scoperta di se stesso, dei limiti fisici che spesso ci autoinfliggiamo, l’avvicinarsi alla comprensione del tempo che, in realtà, è solo una costruzione umana e a livello di coscienza e conoscenza non rappresenta proprio nulla, e soprattutto la capacità di sviluppare quel senso di libertà che è fondamento e apertura alla vita.
Mangiameli ci racconta del suo straordinario rapporto con Klu, il suo Alaskan Malamute, che gli insegna ad appartenere alla Natura: l’armonia del bosco, il respiro della Terra, tra la natura incontaminata delle pendici dell’Etna, in una Sicilia insolita. Una storia che va dal passato al presente e si ripete, prendendo in considerazione persone ed eventi delle vite “passate” con l’unico scopo di aprire lo sguardo al futuro e scoprire con gioia e serenità il nostro ruolo ed il nostro compito nella vita attuale.
Relazioni familiari, eventi anche dolorosi, la spiritualità sono elementi imprescindibili di crescita che indagano sul senso della vita e della morte, e una “piuma bianca” come guida è un attimo di poesia che si tinge del colore bianco della neve.
Tra la New Age e la necessità di provocare un risveglio sociale che inverta le tendenze imperanti che vedono il mondo maltrattare l’elemento Natura, il romanzo di Mangiameli si delinea come una possibilità in più di drizzare le antenne e provare a cambiare cominciando da se stessi.
Insieme alla moglie Roberta, Mangiameli ha dato vita nel 2008 ad un movimento libero, Piuma Bianca, educazione ambientale, che si occupa di sensibilizzare in difesa dei boschi e della natura, tramite progetti, organizzando e coordinando eventi e manifestazioni che coinvolgono adulti e bambini e che hanno avuto anche testimonial famosi.
“Non è la natura ad aver bisogno dell’uomo, ma il contrario”, dovremmo imparare a non dimenticarlo mai…
Edyth Cristofaro

Montagna.TV

Dietro a una piuma bianca: l’uomo ha bisogno della natura
Dietro a una piuma bianca: l’uomo ha bisogno della natura
Un cane di nome Klu, la sua morbida coda che fluttua al vento come una piuma bianca. Questo Alaskan Malamute è l’eroe del
libro “Dietro a una piuma bianca” dell’autore Sergio Mangiameli. Ambientato tra Etna, Abruzzo e Nord America, la storia
racconta del straordinario rapporto tra l’animale e l’uomo. Il protagonista può infatti imparare molto dall’amico a quattro
zampe, persino la lezione più importante: non è la natura ad aver bisogno dell’uomo, ma il contrario.
L’Alaskan Malamute è uno dei più antichi cani da slitta artici: potente e robusto ha un corpo forte e muscoloso. Assomiglia
molto al lupo, simbolo in alcuni casi del male e del pericolo, ma anche, al contempo, degli occhi profondi della natura a cui
appartiene, legame indissolubile con la profonda verità della terra. Klu, tenero, saggio e divertente amico, ricorda molto
l’antenato letterario Zanna Bianca, capolavoro di Jack London.
Uomo e animale si muovono sulle montagne innevate del nostro romanzo: dal Grans Sasso ai pendii innevati dell’Etna, in una
Sicilia a cui siamo poco abituati, e alle alture del Connecticut, dove una giovane musicista vive da sola in mezzo ai lupi.
Klu e Serge stringono un legame fortissimo: l’uomo alleva il cucciolo finché non diventa adulto, poi l’animale gli fa da guida in
montagna come nella vita. Si scelgono a vicenda e si corrispondono.
“Fischiai ai cuccioli e battei le mani. Il primo che arrivò barcollando lo scelsi. Era un maschio bianco e rosso, con una piccola
stella bianca sulla fronte. Il più vivace di tutti, anche se non il più grosso. Era lui, era Klu…Correvamo sette, otto, dieci
chilometri alla vota tra boschi e sentieri e lui, adesso aveva cambiato posizione. Non stava più dietro di me ma davanti.
Correre dietro alla sua coda bianca, che muoveva leggera sul dorso come fosse una piuma, mi provocò uno strano senso di
forza”.
VALENTINA D’ANGELLA

Eco Mese

DELENDA SANTIAGO
Numero 3 – Marzo 2011

Apparentemente molto diverso dai suoi precedenti lavori, questo libro di Carlo Gremo, “Delenda Santiago”, sembra esserne il proseguimento ideale. Il cammino interiore ha qui il suo epilogo.
I due protagonisti, di cui uno compie il viaggio, sono in realtà la stessa persona, «il doppio, il ka nel senso egizio, le polarità compresenti in ogni creatura umana» (Dario Seglie nella Praefatio).
L’uno razionale, tranquillo, e ambizioso, l’altro inquieto e super critico, è il secondo che compie il cammino. Il fuoco, pronto a divampare nei suoi precedenti lavori, ma sempre domato, è esploso qui, in questo ultimo libro, traspare la consapevolezza del dopo: non c’è più l’impeto del momento in cui si scrive ma è piuttosto un resoconto. Grazie a questo viaggio, egli ha compiuto una catarsi, che gli permette di partecipare in modo distaccato alle vicende dei suoi personaggi, quasi non gli appartenessero più.
Gremo descrive i due protagonisti come amici d’infanzia cresciuti in simbiosi, uno l’opposto dell’altro, uno «freddo e distaccato … indifferente e con pochi entusiasmi … gran senso del dovere … bontà d’animo … tenacia, lucidità e determinazione … era riuscito a non farsi più influenzare dal suo modo di vivere (di Ivo) … gentile e paziente». L’altro, Ivo, «faceva scherzi a tutti, disturbava i compagni e gli insegnanti … non accettava ingiustizie … si ribellava … fantasticava … discuteva … impulsivo, spiccio e passionale … schivo e anticonformista».
Il viaggio è descritto dall’autore nei minimi particolari, geografici, temporali, paesaggistici, storici, architettonici sentimentali ed emozionali e vi inserisce ogni tanto stralci del diario del “suo” pellegrino, in cui, a mano a mano che il cammino prosegue, si nota il cambiamento interiore, fino all’epilogo… definitivo.
ELIANA NEGRO

La Repubblica

Nel cuore dell’Etna
15 maggio 2011 — pagina 14 sezione: PALERMO

Correre dietro ad una coda che ondeggia in mezzo al bosco. Racconti fra montagna e indagine autobiografica, sulle tracce di se stesso ed in cerca dell’ equilibrio possibile. Dietro a una piuma bianca, il nuovo romanzo di Sergio Mangiameli, giornalista, geologo, catanese, si colloca sul solco delle tre precedenti opere, regalando riflessioni e vita vissuta nel mutevole scenario dell’ Etna. Una pagina dopo l’altra si compone un mosaico fatto da tessere minute e diverse. Le esperienze insieme al fido cane da slitta, di nome Klu, razza Alaskan Malamute, dagli occhi gialli come quelli dei lupi, costituiscono il pretesto per raccontare il proprio mondo, per dipingere i paesaggi del vulcano. Un opera ibrida questa di Mangiameli un po’ romanzo, un po’ autobiografia impietosa, ispirata da un mondo selvaggio che a tratti si svela all’istinto primordiale del cane da slitta. Al cane Klu, nato per correre, non resta che accompagnare il suo padrone nella solitario ricerca dell’essenza. Non a caso Franco Tassi, direttore del Parco d’Abruzzo, nella prefazione al libro coglie l’occasione per cantare l’inno alle «terre estreme, la cui intangibilità serve soprattutto alla società umana». In realtà il vagare della voce narrante di questo nuovo romanzo di Sergio Mangiameli resta sempre in bilico tra la quotidianità (popolata dalle donne di famiglia: nonna, madre, moglie, figlia), e l’immersione nella natura-benigna, l’ambiente che accoglie anche quando il gioco si fa duro, suscitando vera poesia, coinvolgenti professioni di fede. Tutto questo mentre il fido Klu si ostina a indicare la sua strada nel bosco, scelta fiutando il vento, annusando la terra umida. – GIUSEPPE RIGGIO

La Sicilia

Vivere come natura comanda
7 febbraio 2011

La civiltà occidentale crede di potere controllare tutto ed è orgogliosa di sapere mettere la mano anche nella struttura genetica. Ma la natura scompiglia tutto con la sua presenza imponente. E lo sgomento prende l’homo technologicus davanti al mistero della morte, al dramma del dolore, alla necessità di cedere davanti al fluire delle stagioni. Disperarsi sarebbe inutile. Molto meglio vivere, intensamente e naturalmente. Riconoscere le grandi amicizie che abbiamo tra i viventi: cani, lupi, alberi e che ci danno lezioni di vita. Il libro di Sergio Mangiameli (giornalista e naturalista) per le edizioni Puntoacapo dal titolo “Dietro a una Piuma Bianca” asserisce di essere un romanzo: in effetti è una autobiografia dell’incontro con la vita naturale. Il protagonista è l’autore con i suoi forti affetti e la sua immersione nella natura: i cani, i boschi, il grande Nord, le esplorazioni sull’Etna… e insegna talmente tante cose (l’accettazione del dolore nostro e della libertà degli altri…) che alla fine ti viene voglia di abbracciare anche i fratelli alberi ai quali siamo debitori di quel tanto di ossigeno che ancora ci tiene in vita. – Sergio Sciacca

da Vita Diocesana Pinerolese

il giorno giovedì 9 dicembre 2010 alle ore 15,13 – autore Manuel Marras

E adesso Punto e a Capo
Pinerolo. Un nuovo inizio per lo studio grafico-casa editrice di Via Trieste
Abbiamo incontrato Gigliola Foschiano una giovane che ha aperto nel 2005, insieme ad Alessia Bruno, uno studio grafico in via Trieste. Dallo scorso maggio sono diventate una casa editrice. Noi siamo andati a vedere cosa c’è di nuovo sotto il sole.
Come e quando nasce l’idea di passare da studio grafico a casa editrice?
L’idea è nata fin da subito. All’inizio volevamo fare una casa editrice: noi però avevamo un background da studio grafico. Quindi per mancanza di esperienza e per i costi molto elevati che una casa editrice richiedeva abbiamo pensato di iniziare come studio grafico, per poi diventare qualcosa di diverso in futuro. L’idea dunque c’era nel 2005. A marzo del 2010 siamo usciti col nostro primo libro: “Della rabbia e della tenerezza” di Carlo Gremo. Noi inizialmente gli abbiamo consigliato altre case editrici ma non ha avuto risultati per cui è tornato da noi e abbiamo pubblicato insieme il primo libro.
Qual è la vostra linea editoriale?
Sicuramente non facciamo editoria a pagamento: i manoscritti li scegliamo noi. Ci saranno molti “no”, però non vogliamo far pagare perché l’editoria a pagamento significa pubblicare di tutto solo per fare soldi. Noi vogliamo fare qualcosa di più: per noi l’editoria deve essere un’editoria di qualità. Una linea editoriale vera e propria non c’è ancora. Sicuramente la saggistica è una cosa un po’ particolare: come si fa a sapere quando un saggio è valido o no? Abbiamo quindi deciso di iniziare con la narrativa. Poi più in là chissà: a noi piacciono molti ambiti, dalla fantascienza alla fumettistica passando attraverso i libri per l’infanzia. Però facciamo un passo alla volta.
Quali sono i canali di distribuzione?
Il nostro canale di distribuzione principale è il nostro sito internet www.puntoacapoedizioni.it. Altri canali di distribuzione sono le librerie. Poi ci sono molte piccole fiere dedicate specificamente ai piccoli editori. Ovviamente con tre titoli a catalogo per ora i distributori non ci considerano. Con l’aggiunta di nuovi titoli si vedrà.
Da che formazione lavorativa venite?
Io ho lavorato per una casa editrice. Ho avuto una formazione prettamente grafica: ho lavorato per tipografie e studi grafici. La mia socia dopo aver fatto il liceo classico si è buttata anche lei negli studi grafici. Diciamo che non abbiamo titoli specifici per fare gli editori però abbiamo tanta passione, tanta voglia e consapevolezza di dover fare tanta esperienza: vogliamo crescere e imparare.

da l’Eco Mese

numero 8 settembre 2010 anno 23 – autore Eliana Negro

“Ricordi, emozioni, dolori, allegrie e sogni di una vita”: Carlo Gremo ha messo tutto questo nel suo nuovo libro: “Della rabbia, della tenerezza”. C’è la sua città, tra passato e futuro, il Natale con la nostalgia che porta con sé per l’effetto che faceva una volta sulle persone e che ora non fa più, ma c’è anche un Natale diverso, dove (finalmente) l’amore è più forte della guerra. Guerra che ritorna prepotente nel racconto più lungo e intenso, un’imboscata ai tedeschi da parte di una squadra di partigiani per liberare dei compagni, dove l’autore descrive bene il tormento interiore del gruppo come del singolo (“Chi glieli avrebbe restituiti questi cinque anni passati ad uccidere, chi gli avrebbe restituito l’innocenza e la bontà perse a guerreggiare per l’Europa, ormai privo di qualsiasi ideale se non quello della vendetta?”). C’è poi la neve, che lo riporta bambino, poi ragazzo, militare, sposo… e la primavera, uno sbocciare di fantasia. Ci sono anche dei ricordi simpatici, come il bambino che sbarrò la strada a Coppi e il ritorno a Praly.

Gremo indaga nell’animo umano con la durezza che le esperienze di una vita gli hanno dato. Disperazione, paura, dolore, ira… la rabbia è contenuta, si esprime senza agressività, filtrata dalla scrittura; gioia, audacia, speranza, che diventa quasi una certezza in un futuro migliore, malinconia che avvolge, quasi amica, consolatoria… la tenerezza ha come sinonimi la nostalgia, l’amore.

L’impostazione del libro vede abbianti una poesia ad un racconto per un totale di sette capitoli, con in apertura, una lirica ispirata ad una credenza navajos, e in chiusura, una, dolcissima, “A mia moglie”.